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Per il 70° della Liberazione

Nel 2015 si celebra il 70° Anniversario della Resistenza, uno dei capitoli più significativi nella storia del Paese che ha saputo unire il popolo per la comune lotta in difesa della libertà e della democrazia, valori essenziali che stanno oggi perdendo la loro valenza educativa soprattutto verso le giovani generazioni.
 
cover Locandina 70 resistenzaPer celebrare questa importante ricorrenza A.N.P.I. Milano, A.N.P.I. Monza e Brianza e F.I.A.P. Nazionale, insieme a Fondazione Giuseppe Di Vittorio, Fondazione Elio Quercioli e Fondazione Aldo Aniasi, hanno incaricato l’agenzia di comunicazione Glifo Associati di progettare una mostra itinerante che possa essere diffusa nei comuni, nelle scuole secondarie, nelle piazze e nei luoghi di ritrovo, per mantenere vivi i valori conquistati, l’immagine e il sacrificio di tanti giovani che hanno combattuto il nazifascismo durante la II Guerra Mondiale.
 
L’obiettivo è quello di coinvolgere, sensibilizzare, ed educare le giovani generazioni – a partire dalle scuole secondarie di primo e di secondo grado – verso i temi sociali espressi nel corso della parabola Partigiana e soprattutto, verso i valori che con la lotta e il sacrificio sono stati conquistati a beneficio della nazione.
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60 anni con l’Unità in tasca...

«Le persone avevano paura a comprare il giornale perché il pregiudizio anticomunista era molto forte»

Se anche i giornali potessero dare lauree ad honorem, la prima assegnata dall'Unità sarebbe sua di diritto.
Un diritto che Flavio Benetti si è guadagnato in oltre cinquant'anni d'impegno per la diffusione e la crescita di questo quotidiano, ieri tra le campagne ferraresi bussando alle porte dei braccianti, oggi alla festa dell'Unità di Milano dietro ad uno stand ricolmo di copie, libri, cd musicali e biglietti per concerti.

«Questo giornale per me è stato uno strumento prezioso per entrare a contatto con le persone, per conoscere le loro esigenze, per imparare ad affrontarne i problemi quotidiani. Mi ricordo gli anni del dopoguerra, allora ero un ragazzo di nemmeno vent'anni e facevo anche 50 chilometri al giorno in bicicletta per andare di casa in casa fra i contadini di Ferrara a vendere il giornale: la gente lo comprava anche se non sapeva leggere, per sostenere il partito e le lotte sindacali che in quel periodo erano molto dure.
Nel 1949, ad esempio, uno sciopero della Federbraccianti lungo quaranta giorni finì con oltre ottanta capilega portati in carcere dalla polizia e noi giovani della Fgci li dovemmo sostituire come provvisori dirigenti sindacali.
Ma per me era un dolore immenso ogni settimana ritrovare nelle case l'Unità intonsa, appoggiata nello stesso punto sulla credenza dove l'avevo lasciata.
Così organizzai con altri giovani un corso serale per gli adulti analfabeti, che all'epoca rappresentavano il 70% della popolazione del ferrarese. Appena imparavano a fare la loro firma cambiavano il modo di camminare per strada, lo facevano a testa alta».

La determinazione nell'affrontare di petto i problemi è rimasta una costante di Benetti, anche nel nuovo contesto urbano del boom economico.

«Nel 1961 mi trasferii a Milano con mia moglie, lavoravo come manovale ma tutto il mio tempo libero lo dedicavo ancora alla diffusione dell'Unità. Frequentavo soprattutto il quartiere Ticinese, dove nelle case a ringhiera vivevano famiglie di meridionali emigrati al nord in cerca di un posto in fabbrica. In quella zona il Pci prendeva molti voti, ma le persone avevano paura a comprare il giornale perché il pregiudizio anticomunista era molto forte e temevano di venire bollati e di non riuscire a trovare un impiego. Faticai molto per difendere quegli uomini con i compagni più rigorosi: non possiamo pretendere, dicevo, che i singoli sfidino i padroni con la loro copia in tasca sul posto di lavoro, queste battaglie vanno condotte collettivamente, tutti insieme».

Le lotte sociali degli anni Settanta, con le loro diffusioni domenicali dell'Unità da un milione di copie e gli abbonamenti a coupon che lui stesso ha introdotto, gli hanno dato ragione. Archiviati gli sforzi contro l'analfabetismo e il pregiudizio, ora l'impegno di Flavio Benetti è tutto «a difesa della politica in se stessa, che per me vuol dire parlare dei problemi che affliggono la società e imparare a risolverli. A questo serve un giornale politico, per offrire una prospettiva più ampia della nuda notizia».

 
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